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Virus e calore secco: una opportunità per contrastare SARS-CoV-2

 Dott. Lucio Cerrito Esperto in trasferimento tecnologico nonchè Project Manager RGN srl

I virus, che includono il coronavirus da sindrome respiratoria acuta severa (SARS-CoV-2) sono sensibili al calore ed alle temperature tollerabili agli esseri umani.  Ma superando la soglia di disturbo per gli esseri umani, che è oltre i 45°C, possono essere sufficienti per distruggere la busta dei lipidi e per disattivarli.

Un modo per occuparsi dell’infezione è storicamente, il calore usato sotto forma di sorgenti di acqua calda, di saune, di fango caldo e di sudore-casette per trattare ed impedire le infezioni delle vie respiratorie.

Il basso costo relativamente, la convenienza e la facilità di accesso alla terapia basata sul calore, con i sui suoi effetti benefici fisici e psicologici multipli, rendono questo tipo di terapia un’opzione desiderabile nel contribuire a combattere le infezioni respiratorie. Il calore è egualmente usato per disattivare i virus inclusi in vaccini, con le temperature di 55 a 65°C indicate per inattivare i vari tipi di virus avvolti, compreso il Sars-Cov-2. Tuttavia, non ci sono protocolli clinici per l’uso dei trattamenti termici nei casi della malattia (COVID-19) di coronavirus, poiché il calore ancora non è stato efficacemente provato al fine del trattamento o della prevenzione.

Il Dott. Mark Cohen, fondatore del “Institute benessere estremo” a Melbourne, Australia, ha esaminato alcuni test a supporto dell’uso del calore nel trattamento e nella prevenzione delle infezioni virali, come pure alcune prove alla base dei meccanismi fisiologici e psicologici. Cohen in una sua recente pubblicazione sulla piattaforma “F1000 Research” dice, “l’inalazione di vapore con olii essenziali aggiunti con antivirale, decongestionante, ansiolitico ed altri componenti, può assistere nella diminuzione del carico virale fornendo un leggero sollievo fisico e psicologico. Cohen aggiunge che questa è una linea di difesa dell’organismo, inoltre se i virus riescono a sopravvivere alla prima linea di difesa, poi incontreranno gli effetti della febbre, che fa parte della risposta in fase acuta dell’organismo. Il calore del corpo indotto dalla febbre, può migliorante questa seconda linea di difesa ed attivante le risposte cellulari multiple regolamentate dal sistema immunitario.

L’impegno del nostro CTS

Sebbene ci siano prove per supportare l’uso dei trattamenti basati sul calore per la prevenzione ed il trattamento delle infezioni respiratorie virali, nessun protocollo clinico corrente esiste che sia pertinente a COVID-19. Quindi il nostro CTS si è impegnato in una ricerca per ottenere un protocollo validante l’uso del calore secco, non certo per curare da covid19 ma per dimostrare la possibilità di inattivare il virus su quelle superfici dove lo stesso si deposita. La ricerca si è focalizzata sulla possibilità, di utilizzare la tecnologia del calore secco, per inattivare il SARS-CoV-2 depositato sulle mascherine delle diverse tipologie, considerando che le stesse possano mantenere la loro integrità.

La temperatura di sicurezza per inattivare il Sars-CoV-2 è oltre i 70°C, secondo questa ricerca, a questa temperatura i materiali delle mascherine (testate le chirurgiche) risultano perfettamente integri e riutilizzabili per altri cicli.

Il protocollo che ne deriverà potrà confermare l’efficacia del dispositivo che RGN Srl sta mettendo a punto per la sanificazione delle mascherine chirurgiche e anche dei DPI, aprendo una opportunità per metterci in sicurezza, ridurre l’impatto ambientale dovuto all’eccessivo smaltimento di Mascherine e, perché no, renderlo più economicamente affrontabile.

Cohen suggerisce che il costo della ricerca per lo sviluppo dei protocolli e dei relativi dispositivi potrebbero essere sopportati facendo uso del crowdfunding, piattaforme che aggregano cittadino-scienza, in grado di contribuire a finanziare il grosso lavoro necessario a mettere a punto, sperimentare ed ottimizzare le strategie di trattamento termico per le attuali pandemie e quelle future.

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