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Le buone abitudini cambieranno il mondo

Davide Reverberi CEO di RGN Srl, società specializzata in innovazione tecnologica applicata all’elettronica di controllo e di potenza.

Sono passati ormai 12 mesi da quando conviviamo con un nemico invisibile che ha cambiato completamente le nostre vite, le nostre abitudini e forse le nostre priorità.

Il Sars-Cov-2 si è introdotto con forza nelle nostre vite, in modi diversi: alcuni hanno perso i propri cari, altri ne sono stati “morsi” e poi “graziati” e ne porteranno i segni per molto tempo.

Invece, tra chi ha avuto la fortuna di non incontrarlo da vicino, si delineano due comportamenti distinti: chi ne accetta l’esistenza e con grande senso civico segue le regole per il bene comune e chi la nega o ne minimizza la pericolosità, forse per dei meccanismi di autodifesa, oppure per l’incapacità di comprendere come qualcosa di invisibile all’occhio umano possa influenzare i comportamenti di un mondo intero.

Ed è così che si fanno largo i negazionisti, gli scettici, gli stessi terrapiattisti ad esempio, che, senza alcun fondamento scientifico, credono che la Terra sia piatta negando, ancora una volta, l’evidenza.

Per questo è importante, a mio avviso, fare una riflessione profonda su questo tema che tocca le corde del dovere sociale e civile, dei principi etici che ci permettono di vivere in una società evoluta facendo un’analisi profonda del nostro background storico e culturale.

L’argomento è davvero complesso e bisognerebbe scrivere un libro a riguardo, ma quello che voglio dire con questa mia lettera aperta, dedicata a te, caro lettore, è questo: la pandemia, oltre a far nascere nuove problematiche, ha portato alla luce problemi storici del nostro Paese quali la frammentarietà culturale, sociale e politica, delineando l’immagine di un popolo poco coeso negli ideali, poco solidale e pigro. Un popolo sempre alla ricerca della via più facile per ottenere un beneficio e non quella più virtuosa, che spesso richiede un percorso lungo e difficile ma i cui risultati son di gran lunga superiori.

Per questo facciamo tanta fatica a rispettare la semplice regola di distanziamento per tutelare la nostra salute e quella degli altri, anche quando questi “altri” sono persone a noi care. Anzi, è proprio nei confronti dei nostri cari che spesso rivolgiamo meno attenzioni perché pigramente preferiamo non abbandonare le nostre abitudini.

Per fortuna questo approccio non appartiene a tutti e non è nemmeno la maggioranza, siamo anche un popolo resiliente, operoso, che ama fare cose di qualità, basti pensare al Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Ma i comportamenti nocivi che noto riguardano una fetta sempre più crescente di popolazione e se riguardasse anche solo il 10%, questo dovrebbe destare comunque molte preoccupazioni.

Quello che sta accadendo nel nostro Paese ed in tutto il mondo ci porta ad un bivio: da un lato  verso un preoccupante declino della società (anche quando il Coronavirus non sarà più una minaccia importante per la nostra salute, perché, come tutte le epidemie, prima o poi impareremo a gestirla e a conviverci) dall’altro, se ne prendiamo profondamente coscienza, ci metterebbe sulla buona strada per un futuro migliore partendo da tutto ciò che di buono abbiamo fatto finora, che non è poco ma non è sufficiente.

E così vediamo milioni di italiani utilizzare le mascherine, ad esempio, come un accessorio moda, una suppellettile da portare al braccio o al polso come si fa con gli elastici per capelli, c’è chi la indossa e copre solo la bocca, c’è chi la porta come orecchino all’ultimo grido e chi come comoda sciarpa da mento oppure agganciata al gomito come se fosse una fascia.

E lo stesso si potrebbe dire per le misure di distanziamento. In questi mesi ho visto così tante interpretazioni del “metro di distanza” che sarei in grado di creare un nuovo sistema metrico decimale.

Vedo che non ci siamo ancora abituati all’uso delle mascherine, per carità, tutti usciamo con la mascherina sotto braccio e tutti sappiamo che dobbiamo indossarla quando siamo in mezzo alle altre persone ma noto che pochi, davvero pochi, ne hanno compreso il vero significato ed importanza. Questo atteggiamento è diffuso e trascende caratteristiche come il livello culturale, l’estrazione sociale, le etnie ma è un problema comune a tutti quanti indistintamente, forse l’unica vera discriminante in questi casi è il senso civico che negli anni si è affievolito.

La mascherina è un salvavita… per noi e per il prossimo.

È forse questo “per il prossimo” che impedisce al nostro cervello di farci comprendere quanto questo strumento, tanto elementare quanto indispensabile, possa davvero fare la differenza nelle nostre vite.

Il web ormai è pieno di ricerche scientifiche e studi che dimostrano come le mascherine siano efficaci nel contenere la diffusione di aerosol, quelle particelle di saliva, pregne di virus e batteri (di cui molti non letali) che vengono diffuse nell’ambiente ogni volta che parliamo.

Allo stesso modo ci sono moltissimi studi che dimostrano come le mani siano un ricettacolo di batteri ed è per questo che è importante lavarsele spesso. Ma quante volte abbiamo anche sentito dire che computer e cellulari, insieme ai soldi e alle carte di credito, sono le cose più sporche che tocchiamo quotidianamente? E quanti ci pensano veramente e si preoccupano di lavarsi le mani dopo averli toccati, o si preoccupano di sanificare questi oggetti con regolarità?

Un altro elemento sul quale ti voglio portare a riflettere è che portare con sé la mascherina ed utilizzarla in modo non corretto, non garantisce una protezione né totale né parziale, un dispositivo, se non usato correttamente, è perfettamente inutile esattamente come è perfettamente inutile premere sull’acceleratore quando la macchina è in folle.

Invece spesso cosa succede?

Che la mascherina protettiva la usiamo ogni giorno per X giorni come se essa fosse protettiva all’infinito. La mascherina la appoggiamo ovunque, soprattutto quando siamo soli, su un tavolo, attaccata ad una maniglia, su una sedia, su un banco lavoro… spesso con la parte esterna rivolta verso il basso sicuri del fatto che in quel modo la nostra mascherina non raccolga tutto ciò che abbiamo regolarmente attorno a noi.

Poi quando serve, la trasciniamo sulla superfice con un bel effetto Swiffer tirando su con sé tutto quello che si è depositato sulla superfice e candidamente ce la mettiamo davanti a naso e bocca completamente ignari di quello che respiriamo.

Certo, stiamo parlando di nuove abitudini che sono diventate un obbligo per noi da pochissimo tempo; pensa a quanto tempo è stato necessario per abituarci ad allacciare la cintura di sicurezza sovra pensiero ogni volta che saliamo in macchina. Ora lo facciamo tutti, non ci pesa e ci viene naturale come respirare, anzi, quando non lo facciamo ci sentiamo fuori posto, in torto, “non protetti” e provvediamo subito a rimediare.

Quanto ci vorrà, quindi, affinché questo succeda anche con le norme di distanziamento? Possibile che abbiamo bisogno di così tanto tempo per imparare delle regole semplicissime, possibile che il costo di 0,50€ di una mascherina chirurgica sia un ostacolo così insormontabile da non permetterci di sostituirla ogni volta che è necessario? Eh sì, perché le mascherine di norma dopo un numero limitato di ore e a seconda del luogo di utilizzo non sono più sicure e possono essere potenzialmente pericolose perché diventano un ricettacolo di batteri che noi ci portiamo alla bocca ignari dei pericoli.

Ed è così che ogni giorno scopriamo nuovi positivi che esclamano “Ma non è possibile! Sono stato attentissimo, ho sempre seguito le norme eppure il virus me lo sono preso… allora le mascherine non servono a nulla!”

Questo succede perché sicuramente non ci si informa adeguatamente e perché non ci interroghiamo a sufficienza sui nostri comportamenti e non ci piace ammettere di avere delle responsabilità quando ci accade qualcosa di negativo. Poi naturalmente esistono anche i casi “sfortunati” dove, nonostante tutto, le cose accadono.

Quindi, la mia domanda è: davvero una mascherina da 0.50€ è un ostacolo? Ogni giorno spendiamo così tanti soldi per vizi e cose che ci fanno male che nemmeno ce ne rendiamo conto, spendiamo tanto e ne siamo felici!

Basti pensare all’immancabile colazione con brioche e cappuccino (2,50€), alle sigarette, il cui prezzo medio si aggira sui 0,25€ a sigaretta ed un fumatore medio consuma 12 sigarette al giorno.

In media ognuno di noi tende a spendere quei 3-4 € al giorno per dei vizi che sono ormai delle abitudini consolidate ed irrinunciabili, ma facciamo ancora una fatica pazzesca ad investire quei pochi euro per garantirci dei dispositivi di protezione individuale sicuri, incuranti del fatto che teniamo le mascherine sulle nostre bocche per ore ed ore.

Come si suol dire…è più facile rinunciare ad un buon ideale che a una cattiva abitudine.

Io credo che ormai non ci sia più tempo per commettere errori, dobbiamo prendere tutti quanti atto del fatto che è necessaria una presa di coscienza ampia e condivisa, cogliendo il  Coronavirus come una opportunità, forse l’ultima prima che sia troppo tardi, di cambiare davvero le cose, di risvegliarci dal torpore della pigrizia, della comodità e di capire che dobbiamo tutti operare ogni giorno verso un futuro più etico e che ci faccia capire come le piaghe che affliggono il mondo sono causate prima di tutto dal nostro miope comportamento e migliora se agiamo con forza e determinazione.

Io, Davide Reverberi, CEO di RGN Srl, ho scelto di fare la mia parte, ho conosciuto il Coronavirus da vicino 9 mesi fa e ho visto cosa può fare e ne porto addosso ancora i segni nonostante sia sempre stata una persona coscienziosa ed attenta all’igiene da sempre.

Questa esperienza mi ha reso una persona più forte, forse migliore che mi ha permesso di fare una scelta, diventare parte della soluzione al problema in modo attivo.

Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo diceva Gandhi.

Io ti dico “La trasformazione parte dal coraggio di credere nelle proprie idee”.                                        

In fede
Davide Reverberi
Ceo RGN Srl

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